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  • Brain Map, Neurofeedback e Biofeedback per l'Emicrania

    Costi, durata e metodo


    Diversi studi scientifici hanno dimostrato che l'Emicrania può essere eliminata o ridotta utilizzando il Brain Map Neurofeedback e il Biofeedback.

    Il Brain Map QEEG Neurofeedback per l'emicrania è efficace nel 93% dei pazienti trattati: ciò è quanto emerge dallo studio controllato di Walker (2011) su 71 pazienti con emicrania (età 17 - 62 anni) con follow-up di minimo 1 anno.

    In questo studio i 71 pazienti emicranici sono stati suddivisi in due gruppi: "Gruppo Neurofeedback" e "Gruppo di Controllo". Riportiamo i risultati di questo studio:

     

    Gruppo Neurofeedback (46 pazienti, trattati solo con Brain Map/QEEG Neurofeedback, senza farmaci)

    • 54%: completa scomparsa delle crisi.

    • 39%: riduzione >50% della frequenza.

    • 4%: riduzione <50%.

    • Solo 1 paziente senza miglioramento.

     

    Gruppo di controllo (25 pazienti, trattati solo con i farmaci)

    • 68%: nessun cambiamento.

    • 20%: riduzione <50%.

    • 8%: riduzione >50%.

     

    La percentuale di successo (= riduzione delle emicranie  superiore del 50%) dei pazienti sottoposti al QEEG/Brain Map Neurofeedback (che, ricordiamolo, non prendevano farmaci) è pari al 93%, con il 54% dei pazienti che ha mostrato la totale remissione dei sintomi, e i restanti con una riduzione della frequenza delle cefalee di almeno la metà, anche a distanza di un anno o più dal trattamento (=efficacia di lungo termine).

    Questi risultati sono stati ottenuti con una media di 24 sedute; i pazienti hanno tenuto un diario delle crisi per valutare la frequenza mensile.

    Per contro, dei pazienti in trattamento con i soli farmaci, solo l'8% ha mostrato una riduzione di almeno il 50% dei sintomi e nessun paziente ha mostrato una remissione totale

    Presso il Centro di Neurofeedback e Biofeedback di Roma utilizziamo le tecnologie più avanzate al mondo per la realizzazione delle Brain Map di Ultima Generazione e per i trattamenti/training di Brain Map QEEG Neurofeedbackper l'emicrania e per le condizioni spesso associate all'emicrania, come ansia, depressione e stress cronico.


    Brain Map e Neurofeedback per l'Emicrania


     Presso il Centro di Neurofeedback e Biofeedback di Roma, il trattamento si articola in due fasi:

     

    • Fase 1: Realizzazione della Brain Map  - In questa fase, molto delicata e che richiede estrema precisione e l'uso di tecnologie di livello medico/ricerca, si costruisce una mappa cerebrale funzionale volta a individuare le aree corticali e sottocorticali disfunzionalilegate all'emicrania. La ricerca ha dimostrato che tali aree disfunzionali variano da individuo a individuo ma hanno in comune eccessivi livelli di attivazione.
    • Fase 2 - Neurofeedback QEEG guided - In questa fase, sulla base della Brain Map, di stabilisce e conduce il protocollo di Neurofeedback (necessariamente ultrapersonalizzato) volto a normalizzare i livelli di attivazione delle aree cerebrali disfunzionali.

    Questo metodo scientifico fa uso di tecnologie moderne e sofisticate di livello medico e/o di ricerca; deve essere praticato da Psicofisiologi con una formazione specifica di alto livello in Neurofeedback e Brain Mapping e una lunga esperienza nel campo del Neurofeedback e del Biofeedback applicato alle cefalee (Emicrania e Cefalea di Tipo Tensivo, spesso copresenti in forme miste).

    Il Brain Map QEEG Neurofeedback è un metodo non-farmacologicoprivo di effetti collaterali e indolore; è una prestazione sanitaria detraibile.

    Presso il Centro di Neurofeedback e Biofeedback di Roma utilizziamo tecnologie e procedure all’avanguardia (NeuroGuide® – USA) per la realizzazione delle Brain Map di Ultima Generazione e per i training di Neurofeedback per l'emicrania


    Brain Map di Ultima Generazione


    I sistemi di Brain Mapping di Ultima Generazione offrono vantaggi concreti in termini di velocitàqualità e comfort rispetto ai sistemi meno recenti. Ecco alcuni vantaggi del Brain Mapping di Ultima Generazione:

    • Elettrodi a secco (dry) – I dispositivi di vecchio tipo (tradizionali) richiedono l'applicazione di gel conduttivo o pasta conduttiva-adesiva sul cuoio capelluto sotto i 21 elettrodi (wet electrode); questo spesso arreca disagio (freddo alla testa, capelli e cuoio capelluto bagnati, sensazione di "sporco", fastidio durante l'esame), soprattutto nei bambini e in chi ha i capelli lunghi. Gli elettrodi DRY invece non richiedono alcun tipo di gel o pasta e risultano confortevoli.

    • Setup rapido – Con i sensori dry il montaggio, in mani esperte, richiede 3–5 minuti; con i sistemi precedenti un montaggio fatto bene richiede almeno 30 minuti o più, limitando l’uso del Neurofeedback guidato da Brain Map.

    • Segnale e Brain Map di altissima qualità – Cuffie dry a bassissima impedenza e calibrazione in tempo reale assicurano tracciati EEG accurati; i software di analisi (con confronto normativo) e la preparazione scientifica degli psicofisiologi assicurano la creazione di Brain Map di altissima precisione e qualità.

    • Risultati in 24 ore o meno - I vecchi sistemi richiedevano procedure di analisi lunghe e soggette a errori, con tempi di attesa che potevano richiedere settimane; con i sistemi di ultima generazione, la Brain Map ad altissima precisione e la sua interpretazione clinica basata sulla letteratura scientifica aggiornata settimanalmente, è pronta al massimo entro 24 ore dalla misurazione. Questa velocità è resa possibile grazie all'uso della piattaforma scientifica per il Brain Mapping più avanzata ed efficiente al mondo (Neuroguide), in uso presso il nostro Centro.

    • Maggiore libertà di movimento – I nuovi sistemi riducono il vincolo dei cavi; quelli datati utilizzavano collegamenti lunghi a unità “fisse” che impedivano i movimenti.

    • Software di analisi avanzati – Una Brain Map di qualità richiede anche software di analisi avanzati e precisi; le piattaforme più evolute, oggi principalmente sviluppate negli USA, richiedono computer potenti per compiere le analisi di alto livello necessarie. Noi utilizziamo il sistema più avanzato oggi disponibile (Neuroguide).

    • Aggiornamento scientifico continuo – I sistemi da noi utilizzati consentono un aggiornamento in tempo reale sui nuovi studi scientifici di settore, necessari allo psicofisiologo per compiere analisi e valutazioni cliniche sempre basate sui dati scientifici più recenti.

    L’integrazione di questi strumenti con l’esperienza clinica e la preparazione tecnico-scientifica del nostro team rende il brain mapping e il neurofeedback più accurati e ben tollerati anche da pazienti “difficili”, come i bambini.

    La costruzione di una Brain Map di alta qualità è il prerequisito fondamentale per il Neurofeedback Brain Map guided.

    In parole semplici, la Brain Map ci dice con precisione quale regione cerebrale presenta alterazioni legate al disturbo e come si può agire su tale regione col Neurofeedback, per correggere/normalizzare tale alterazione.


    Cefalee miste: emicrania + cefalea tensiva


     

    Presso il nostro centro spesso giungono pazienti con doppia diagnosi di emicrania e cefalea di tipo tensivo, le cosiddette "forme miste" di cefalea. Queste condizioni sono spesso complicate da trattare. Abbiamo visto come il BrainMap QEEG Neurofeedback costuisca oggi il metodo più efficace e promettente per il trattamento dell'emicrania "pura". Come intervenire però sulle più complicate forma miste? 

    Presso il Centro di Neurofeedback e Biofeedback di Roma per queste condizioni miste utilizziamo il Brain Map QEEG Neurofeedback per la componente emicranica della cefalea e l'EMG-Biofeedback per la componente tensiva. L'EMG-Biofeedback (biofeedback elettromiografico) rappresenta oggi il metodo d'intervento più efficace disponibile per la Cefalea di Tipo Tensivo "pura", con un'efficacia molto elevata (superiore al 90%, presso il nostro centro sfioriamo il 100%)


    Trattamenti integrativi: il Biofeedback


    Sebbene il Brain Map QEEG Neurofeedback sia oggi il trattamento più efficace per l'emicrania, con in 93% di efficacia dimostrata nello studio su citato, in certi casi selezionati è possibile potenziarne ulteriormente l'efficacia abbinando diversi protocolli di biofeedback.

    Si tratta di strumenti aggiuntivi al Brain Map Neurofeedback che, solo in certi casi, possono essere abbinati a quest'ultimo.

    I trattamenti di biofeedback, anche da soli, producono una riduzione delle emicranie (frequenza, durata e intensità) paragonabileo superiore a quella dei farmaci (Holroyd et al. 1995; 1988), ma comunque inferiore ai risultati attesi con il Brain Map Neurofeedback; per questo li utilizziamo solo in certi casi e ad integrazione di quest'ultimo.

    Parliamo quindi del biofeedback "da solo": l'applicazione e lo studio scientifico del biofeedback per l'emicrania è iniziato circa 50 anni fa; vista l'efficacia del metodo dimostrata dai primi studi, la ricerca si è poi fortemente sviluppata nei decenni successivi, con la produzione, sino ad oggi, di più di 100 studiPer visualizzare gli studi scientifici clicca qui.

    Da una recente metanalisi (Nestoriuc & Martin, 2007), che ha confrontato i 55 maggiori studi (escludendo quelli più piccoli) sull'efficacia del biofeedback nel trattamento dell'emicrania, per un totale di 2229 pazienti emicranici, è emerso che il biofeedback ha un'efficacia elevata e paragonabile o superiore a quella dei farmaci. Inoltre, gli effetti raggiunti sono i lungo termine, ciò che è emerso da studi di follow up (a lungo termine) sino a 7 anni post-trattamento(Gauthier & Carrier, 1991).

    Poiché grazie al biofeedback la frequenza, intensità e durata degli attacchi emicranici è ridotta tanto quanto con i farmaci, e poiché il metodo è supportato da una lunga esperienza clinica e da una gran mole di studi scientifici, anche il biofeedback da solo cosituisce oggi un'alternativa non farmacologica ideale per la profilassi (prevenzione) dell'emicrania in tutti i casi in cui i farmaci non siano efficaci o non possano/vogliano essere assunti, come nel caso dei bambini.

    Il biofeedback infatti, a differenza dei farmaci, presenta un'elevato livello di adesione alla cura: ossia la percentuale di abbandono del trattamento è di gran lunga inferiore rispetto a quella dei farmaci: ciò è anche dovuto al fatto che il biofeedback non presenta controindicazioni e, come spesso osserviamo presso il nostro centro, questo metodo risulta essere gradevole nella sua applicazione e altamente motivante nel momento in cui, già dopo poche sedute, il paziente comincia a vedere i primi miglioramenti concreti.

    Sia il Neurofeedback che il Biofeedback possono essere utilizzati in associazione ai farmaci per chi intende ridurre o eliminarne progressivamente l'assunzione.

    Le cause dell'Emicrania


    L'emicrania è causata dai seguenti fattori concomitanti:

    1 - FATTORI GENETICI non necessariamente di tipo ereditario. Predispongono l'individuo a sviluppare l'emicrania in presenza dei fattori che seguono.

    2 - FATTORI NEUROVASCOLARI - E stato dimostrato che il dolore emicranico dipende dalla vasodilatazione dei vasi sanguigni extracranici e intracranici che stimolano il trigemino e il nervo occipitale che trasportano il segnale del dolore sino alla corteccia sensoriale; l'aura invece è attribuita alla Cortical Spreading Depression (sotto descritta), un fenomeno neuronale che potrebbe anche innescare il dolore di origine vascolare intracranico (descritto più avanti).

    3 - FATTORI NEURONALI - E' stato dimostrato che i pazienti emicranici a differenza di quelli non emicranici presentano un'attività elettrica cerebrale alterata nella direzione di una maggior ampiezza delle onde EEG ad alta frequenza (20-30 Hz) (Walker 2011) associate all'ansia, all'iperattività, all'attenzione focalizzata sostenuta e all'iper-allerta (Marzbani et al. 2016). Quando si rilevano queste anomalie è buona regola applicare adeguati protocolli di Neurofeedback (o EEG-Biofeedback) che, come spiegato più avanti, sono in grado di ristabilire la normale attività elettrica cerebrale. E' sempre bene specificare che il neurofeedback NON comporta alcun tipo di stimolazione (elettrica, magnetica, ecc.) ma costituisce uno strumento attraverso il quale l'individuo apprende a controllare volontariamente i livelli di attivazione cerebrale, per cui è totalmente indolore, privo di effetti collaterali e sfrutta i nostri naturali meccanismi di apprendimento (operante).

    4 - TENSIONE MUSCOLARE eccessiva, inconsapevole,persistente o eccessivamente frequente di alcuni muscoli della testa (fronte, tempie, mandibola), del collo e/o delle spalle (in combinazione variabile da individuo a individuo): essa è sovente espressione della somatizzazione di fattori cognitivi, emozionali e situazionali (situazioni stressanti). Tale fattore può non essere presente: quando è presente si parla di cefalea mista o si fa la doppia diagnosi di emicrania + cefalea tensiva. Poiché tale condizione mista è molto frequente l'abbiamo inclusa in questo paragrafo.

    5 - FATTORI PSICOFISIOLOGICI e/o PSICOLOGICI di varia origine che si esprimono attraverso la via di somatizzazione delle alterazioni neurovascolari che determinano l'emicrnia, in particolare:

    • Stress acuti e cronici
    • Stile cognitivo iperattivo e/o iper-reattivo
    • Stati ansiosi di varia origine
    • Stati depressivi o depressivo-ansiosi (misti)
    • Irascibilità eccessiva

    6 - ABUSO DI FARMACI ANALGESICI come i FANS, il paracetamolo e gli oppioidi che, se assunti con una frequenza eccessiva, espongono seriamente al rischio di un peggioramento della patologia nella direzione della cronicità (rebound headache) oltre che a fenomeni di tolleranza e dipendenza.

    7 - SENSIBILIZZAZIONE DELLE VIE DEL DOLORE - il meccanismo centrale alla base della cronicizzazione del dolore emicranico è noto come "sensibilizzazione delle vie del dolore" ossia delle vie nervose che trasmettono l'informazione dolorifica dalle zone doloranti innervate al sistema nervoso centrale. Una loro attivazione eccessivamente ripetuta e protratta nel tempo produce un progressivo abbassamento della soglia d'attivazione dei neuroni che le compongono (facilitazione sinaptica sia a livello periferico che centrale) con conseguente aumento di facilità della loro attivazione (bastano stimoli anche innocui o deboli ad attivare le vie del dolore e innescare la cefalea), con conseguente aumento della frequenza, intensità e durata degli episodi di emicrania. Si ritiene inoltre che tale sensibilizzazione dolorifica sia facilitata/amplificata dall'uso eccessivo dei farmaci analgesici (FANS, Triptani, Oppioidi), ciò che sembra essere alla base del "rebound headache" o cefalea di rimbalzo di seguito descritta.

    Meccanismi dell'emicrania: le tre componenti


    Per capire il modo in cui il biofeedback agisce è necessario prima capire quali sono i meccanismo alla base dell'emicrania. L'emicrania è una patologia che presenta un'eziologia complessa. Alla base dell'emicrania infatti sembrano esserci diverse componenti. Vediamo quelle più studiate:

    • Componente neuronale - tale componente è rappresentata da due fenomeni. Innanzi tutto dall'iperattivazione di alcune regioni cerebrali che possono variare da individuo a individuo e che, come abbiamo visto, possono essere individuate con un Brain Mapping di qualità, su cui poi si basa l'intervento di Neurofeedback personalizzato. L'altro fenomeno, ben noto in letteratura, è denominato Cortical Spreading Depression, un'onda di depolarizzazione (eccitazione neuronale) immediatamente seguita da una depressione (iperpolarizzazione) corticale spontanea e auto-propagante che si espande attraverso gli emisferi cerebrali ad una velocità di 2-5 millimetri al minuto, che è accompagnata da un transitorio aumento del flusso sanguigno cerebrale e che determina il rilascio di sostanze proinfiammatorie a ridosso dei vasi sanguigni delle meningi con conseguente stimolazione delle terminazioni trigeminali, percezione del dolore e innesco dell'episodio emicranico. Questa componente dunque sembra svolgere un ruolo importante nelle fasi che precedono l'attacco emicranico e il suo innesco (Kataoka e Watanabe 2014).
    • Componente vascolare intracranica - tale componente origina dall'arteria carotide interna, coinvolge il sistema trigeminovascolare che, come indica il nome stesso, è costituito dai vasi sanguigni intracranici e dall'innervazione del nervo trigemino che innerva gli stessi vasi sanguigni e trasporta le informazioni dolorifiche al nucleo trigeminale (subnucleo caudale), da quì al talamo e quindi alla corteccia somestesica (sensoriale). Il coinvolgimento di questa componente durante l'attacco emicranico è tuttavia oggetto di controversie; molti studi non hanno dimostrato un suo coinvolgimento diretto negli attacchi emicranici ma potrebbe avere un ruolo nelle fasi antecedenti gli attacchi (Shevel 2007)
    • Componente vascolare extracranica - tale componente è rappresentata dai vasi sanguigni dei rami extracranici superficiali della carotide esterna e dall'innervazione del nervo trigemino e del nervo occipitale delle regioni extracraniche (compresi i vasi sanguigni extracranici); numerosi studi hanno dimostrato un diretto coinvolgimento di tale componente durante ma non tra gli attacchi emicranici (Shevel 2007; 2013). Più in particolare è stata dimostrata una relazione diretta tra il grado di dilatazione dell'arteria temporale e il dolore; durante la crisi emicranica quanto più aumenta l'ampiezza della pulsazione (l'ampiezza della variazione del diametro dei vasi) tanto maggiore è il dolore percepito. 

    Da questo quadro risulta evidente la necessità di operare una distinzione tra i processi (primari) che precedono e conducono alla crisi emicranica (che coinvolgono la componente vascolare interna e la componente neuroale) e i siti di origine del dolore durante gli attacchi emicranici (componente vascolare esterna).

    Ne consegue che un trattamento per l'emicrania sarà tanto più efficace quanto maggiore è il grado di coinvolgimento di tutte le componenti eziopatologiche su elencate. Ciò è reso possibile dalla sapiente applicazione congiunta di alcuni protocolli di Brain Map QEEG Neurofeedback (e biofeedback laddove indicato) e strategie comportamentali studiate su misura per ogni paziente.

    E' possibile anche l'uso congiunto di neurofeedback, biofeedback e farmaci, con l'obiettivo finale di eliminarli progressivamente, sempre sotto controllo medico.

    Obiettivi del Brain Map Neurofeedback e del Biofeedback 


    I protocolli di Brain Map Neurofeedback e Biofeedback da noi utilizzato agisce direttamente su tutti i fattori su citati ad eccezione di quello genetico, ed ha come obiettivi di breve, medio e lungo termine:

    1. La riduzione delle alterazioni funzionali delle aree cerebrali disfunzionali evidenziate nella Brain map
    2. La riduzione delle alterazioni neurovascolari associate all'emicrania
    3. La cessazione completa o la riduzione del numero e dell'intensità delle emicranie
    4. La desensibilizzazione delle vie del dolore
    5. L'individuazione dei principali fattori cognitivi, comportamentali e situazionali che alimentano le alterazioni neuronali e neurovascolari che causano l'emicrania.
    6. La riduzione/cessazione dell'uso di farmaci
    7. Il ripristino di una qualità di vita soddisfacente

       


     


    Evitare il dolore e la cronicizzazione


    L'emicrania è un disturbo che, se non trattato o se trattato con strumenti non idonei (ad es. l'abuso di analgesici o di terapie  scientificamente non validate), evolve in forme ad episodi sempre più frequenti, sino allo stato cronico (15 o più emicranie al mese), fortemente disabilitante.

    Negli individui geneticamente predisposti, uno stato d'attivazione psicofisiologica eccessiva ed eccessivamente protratta quasi sempre favorita da situazioni stressanti prolungate, da una personalità ansiosa e/o iper-reattiva o iperattiva, o irascibile, può determinare involontarie/inconsapevoli/incontrollate alterazioni neurovascolari intracraniche e vascolari extracraniche che producono una serie di eventi a cascata che conducono all'episodio emicranico che, nel caso dei pazienti cronici, arriva a manifestarsi anche quotidianamente.

    • Cosa causa il progressivo peggioramento della patologia? Così come avviene per altre patologie del dolore, la progressiva cronicizzazione dell' emicrania è dovuta ad una progressiva sensibilizzazione delle vie nervose che conducono il dolore percepito durante, prima e/o dopo gli attacchi di cefalea, ciò che si traduce in una crescente suscettibilità/facilità a sviluppare altre emicranie con conseguente aumento della loro frequenza (sino alla cronicizzazione). In altre parole si verifica un abbassamento della soglia di attivazione dei neuroni che conducono il segnale del dolore dalla periferia al cervello, con conseguente maggiore facilità di attivazione degli stessi.
    • Come si può ridurre il dolore? La via maestra per combattere questo disturbo fortemente disabilitante è il ripristino della normale soglia d'attivazione delle vie dolorifiche coinvolte; ciò richiede una drastica e prolungata riduzione della stimolazione di queste vie nervose dolorifiche, cosa che è possibile ottenere in modo duraturo solo riducendo la causa primaria della loro stimolazione: le alterazioni funzionali cerebrali di aree specifiche (Brain Map), le alterazioni neurovascolari intracraniche e vascolari extracraniche (e spesso anche le tensioni muscolari dei muscoli cranici e pericranici), a loro volta causate/aggravate da stressor di varia natura e da una propria predisposizione a reagire alle situazioni ansiogene/stressanti con stati d'attivazione psicofisiologica eccessiva (ansia, iper-reattività, iper-attività, rabbia...) e tramite questa specifica via di somatizzazione.

    Il Brain Map Neurofeedback e il Biofeedback sono veri e propri training, ossia allenament psicofisiologic che agiscono alla radice del problema consentendo all'individuo con emicrania di imparare rapidamente a controllare e normalizzare le alterazioni neuronale, neurovascolari e muscolari (nel caso delle emicranie ad innesco tensivo) che causano le emicranie, consentendo così il progressivo processo di desensibilizzazione delle vie dolorifiche implicate in questa patologia e la progressiva concomitante riduzione della frequenza, intensità e durata delle emicranie e la riduzione progressiva della quantità di farmaci assunti (analgesici, antidepressivi, ecc.).

     


    Effetti a lungo termine del Biofeedback


    Una questione di fondamentale importanza nella scelta di un trattamento dovrebbe sempre essere quella relativa agli effetti a lungo termine del trattamento stesso. Abbiamo già detto precedentemente come dagli studi comparativi tra gli effetti dei farmaci e gli effetti del biofeedback sia emerso che il biofeedback abbia un'efficacia uguale o maggiore rispetto ai farmaci testati.

    A questo vantaggio dobbiamo poi aggiungerne un altro: mentre i farmaci sono efficaci solo fin quando vengono assunti, il biofeedback è un trattamento i cui effetti permangono nel lungo termine. Questo è stato dimostrato in diversi studi di follow up. Ad esempio Lisspers e Ost (1990) hanno condotto uno studio di follow up durato 6 anni sugli effetti a lungo termine di vari protocolli di biofeedback (EMG, BVP e TEMP) sull'emicrania in 50 pazienti con emicrania; è emerso che gli effetti del trattamento di biofeedback permangono anche a distanza di 6 anni.Anche Gauthier e Carrer (1991) hanno dimostrato un'efficacia a lungo termine del Biofeedback sino a 7 anni dalla fine del trattamento.

    Questi ed altri studi sanciscono di fatto l'efficacia a lungo termine/permanente del biofeedback che, ad oggi, costituisce a pieno titolo una valida opzione profilattica non farmacologica per il trattamento dell'emicrania, totalmente priva di effetti collaterali ed economica (occorre un unico ciclo di poche sedute).

     


    In cosa consiste il Biofeedback per l'emicrania?


    Il Biofeedback per l'emicrania è un metodo d'intervento psicofisiologico che fa uso di tecnologie e software sofisticati grazie ai quali è possibile, in modo del tutto indolore e non invasivo, rilevare i seguenti segnali fisiologici:

    • Attività cerebrale elettrica (EEG)
    • Temperatura
    • Pressione sanguigna dell'arteria temporale
    • Conduttanza cutanea (indice dell'attivazione simpatica)
    • Respirazione
    • HRV (Variabilità della Frequenza Cardiaca)
    • ECG (Elettrocardiogramma)
    • EMG (Elettromiogramma - rileva il livello di tensione dei muscoli)

    Tutte queste variabili fisiologiche vengono accuratamente misurate dagli strumenti in modo preciso e in tempo reale cosicché il paziente può visualizzarle su un monitor (attraverso immagini, filmati, suoni, grafici) e usarli, con le opportune strategie, per imparare a controllarle in modo tale da ridurre/eliminare le alterazioni fisiologiche che causano l'emicrania, con conseguente riduzione della frequenza, durata e intensità degli episodi emicranici.

    Il biofeedback rende possibile tutto questo "semplicemente" sfruttando il feedback fornito dagli strumenti e i meccanismi neurofisiologici naturali di apprendimento di cui è dotato il nostro corpo: l'efficacia è scientificamente dimostrata anche negli animali non consapevoli delle ragioni del trattamento.

    Esistono diversi protocolli di biofeedback per il trattamento dell'emicrania così come esistono diverse modalità di manifestazione dell'emicrania.

    • EEG Biofeedback (Neurofeedback)
    • Biofedback della temperatura
    • Biofeedback della pressione dell'arteria temporale
    • EMG Biofeedback (elettromiogramma)

    Questi protocolli possono essere usati singolarmente o in combinazione a seconda della sintomatologia riferita dal paziente. Stabilire correttamente quale o quali protocolli utilizzare costituisce infatti il primo passo necessario al successo del trattamento; a tal fine presso il nostro Centro effettuiamo sempre una prima seduta di valutazione approfondita che dura mediamente 90-120 minuti, che comprende una misurazione con gli strumenti del biofeedback.

    Ad esempio spesso l'emicrania presenta anche una componente tensiva (cefalea mista) che va trattata con l'EMG biofeedback oltre che con altri protocolli volti a controllare la vasocostrizione-vasodilatazione dei vasi sanguigni coinvolti nel processo emicranico. 

     


     Il trattamento di Biofeedback per l'emicrania


    Il Protocollo da noi utilizzato è di tipo integrato e prevede un unico ciclo di sedute che include le seguenti attività e tecniche d'intervento:

    • Realizzazione della Brain Map  - In questa fase, molto delicata e che richiede estrema precisione e l'uso di tecnologie di livello medico/ricerca, si costruisce una mappa cerebrale funzionale volta a individuare le aree corticali e sottocorticali disfunzionalilegate all'emicrania. La ricerca ha dimostrato che tali aree disfunzionali variano da individuo a individuo ma hanno in comune eccessivi livelli di attivazione.
    • Fase 2 - Neurofeedback QEEG guided - In questa fase, sulla base della Brain Map, di stabilisce e conduce il protocollo di Neurofeedback (necessariamente ultrapersonalizzato) volto a normalizzare i livelli di attivazione delle aree cerebrali disfunzionali.

    1 – Profilo Psicofisiologico (o Stress Profile) e anamnesi completa - Nella prima seduta, della durata di 90-120 minuti (a seconda della complessità del caso), si effettua una valutazione approfondita delle condizioni del paziente in relazione all'emicrania; subito dopo, utilizzando la strumentazione del biofeedback, si effettua una misurazione (stress profile) di diverse variabili fisiologiche in condizioni di relax e di stress (lieve) per individuare le alterazioni fisiologiche su cui lavorare e per definire il protocollo più efficace. In questa fase si individua anche l'eventuale presenza di tensioni muscolari che spesso contribuiscono all'innesco dell'episodio emicranico. 

    2 - Misurazione dello stress - Nella prima seduta si effettua sempre anche una misurazione dello stress attuale dell'individuo, sia utilizzando gli strumenti del biofeedback, sia utilizzando test scientificamente validati. Questa misurazione è molto importante per far comprendere al paziente se e quanto stress stia subendo (e abbia subito), i danni fisici a cui è esposto, la stretta relazione tra stress ed emicrania e la conseguente necessità di definire delle strategie idonee volte a ridurre o eliminare le principali fonti di stress, attività quest'ultima che è facoltativa ma comunque fortemente consigliata anche perché non comporta costi aggiuntivi.

    3 – Protocolli per gestire gli attacchi emicranici - E' stato ampiamente dimostrato che il dolore dell'attacco emicranico genera dall'eccessiva vasodilatazione dell'arteria temporale omolaterale al dolore. Farmaci come l'ergotamina e i triptani producono una vasocostrizione di questi vasi con seguente riduzione o eliminazione del dolore. Tramite adeguati protocolli di biofeedback l'individuo impara a costringere volontariamente l'arteria temporale: per ottenere questo apprendimento si usa un tipo di biofeedback particolare che fa uso di una banda elastica che si mette attorno alla testa all'altezza delle tempie e che rileva la vasodilatazione/vasocostrizione dell'arteria temporale; grazie al feedback generato da questo sensore il paziente, con le opportune strategie suggerite dallo psicologo, impara ad aumentare volontariamente la costrizione dei vasi sanguigni dell'arteria temporale con conseguente riduzione/eliminazione del dolore. Una volta appresa questa tecnica il paziente potrà prevenire il raggiungimento della soglia di innesco dell'emicrania vasocostringendo l'arteria temporale ai primissimi sintomi dell'emicrania. Questo protocollo si applica solo nei casi in cui si renda necessario.

    4 – Protocolli per la prevenzione/profilassi dell'emicrania - In questo caso l'individuo apprende a controllare il livello di attivazione psicofisiologica (ansia, stress, rabbia) e quindi le alterazioni associate neurovascolari itracraniche ed extracraniche che precedono e preparano l'esordio dell'emicrania successiva. Questo tipo di apprendimento risulta essere molto piacevole e facile da svolgere. Una volta appreso l'individuo sarà in grado di spezzare all'origine il circolo vizioso che dall'eccessiva attivazione psicofisiologica conduce ciclicamente e inevitabilmente all'emicrania.

    5 – Protocolli per la tensione muscolare - Molto spesso l'emicrania presenta anche una componente tensiva che di solito interessa alcuni muscoli come quelli temporali, frontali, della mandibola e del collo/spalle; a volte l'emicrania è proprio innescata da tali tensioni. Quando ciò si verifica è di fondamentale importanza eliminare queste tensioni; questo si ottiene con specifici protocolli di biofeedback che permettono all'individuo di apprendere rapidamente a ridurre volontariamente la tensione dei muscoli monitorati, riportandola sui valori normali.

    6 - Protocolli di Neurofeedback per l'emicrania - Studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con emicrania mostrano un alto livello di onde cerebrali rapide (Walker 2011); l'applicazione di specifici protocolli di neurofeedback si è dimostrata efficace nel trattamento dell'emicrania. Grazie al neurofeedback (o EEG-Biofeeback) l'individuo è in grado di imparare a modulare i livelli di attività elettrica cerebrale nella direzione desiderata (ad esempio riduzione delle onde beta) e, conseguentemente, i livelli di attività cerebrale che sottendono l'attività elettrica.

    7 – Rilassamento Progressivo da fare a casa/lavoro con CD (facoltativo - 8 fasi) - Diversi studi hanno dimostrato che l'aggiunta di questa specifica tecnica di rilassamento al Biofeedback velocizza e potenzia gli effetti del Biofeedback (Nestoriuc et al. 2008). Questa tecnica, a differenza di altre, è supportata da una robusta base scientifica. Ad ogni seduta di biofeedback viene fornito un CD da noi prodotto contenente una delle 8 sessioni audio-guidate di questo particolare training di rilassamento muscolare progressivo. Questo training viene svolto a casa o al lavoro parallelamente al training di biofeedback. Questo tipo di rilassamento è da intendersi come attività accessoria facoltativa in quanto non tutte le persone si trovano bene con le tecniche di rilassamento: per prassi questo protocollo si prova per una o due settimane; se l'individuo ci si trova bene si continua, altrimenti si interrompe, senza pregiudicare minimamente l'efficacia dell'intero trattamento il cui elemento portante è il biofeedback.

    8 - Colloqui di sostegno, psicoeducativi, preventivi e strategici

    Le alterazioni neurovascolari che causano l'emicrania sono quasi sempre legate a fattori di tipo situazionale-comportamentale-emotivo (ansia, stress, depressione, rabbia, ecc.); tali stati costituiscono la benzina che alimenta tali alterazioni e amplifica il dolore; non devono mai essere sottovalutati o, peggio, non considerati. 

    Per tale ragione la buona riuscita del trattamento e il mantenimento dei suoi effetti nel lungo termine sono fortemente potenziati da brevi colloqui strategici svolti nel corso del trattamento di biofeedback (senza costi aggiuntivi). Tali colloqui sono finalizzati a:

    • conoscere i meccanismi psicologicifisiologici e ambientali che sono all'origine dell'emicrania (potenzia e velocizza gli effetti del trattamento).
    • aumentare la consapevolezza dell'individuo e il suo senso di autoefficacia, ossia la consapevolezza che le alterazioni fisiologiche involontarie che causano l'emicrania possono essere volontariamente controllate e normalizzate con le tecniche/strategie apprese. 
    • imparare a controllare la risposta psicofisiologica agli agenti stressanti con adeguate strategie, tecniche e cambiamenti mirati nello stile di vita.

    Questi colloqui non sono obbligatori ma sono fortemente consigliati.

    9 - Igiene del sonno - dopo un'approfondita valutazione della qualità del sonno, vengono fornite le indicazioni necessarie a ripristinare una sufficiente qualità dello stesso. Migliorare la qualità del sonno significa agire direttamente su un insieme di potenti meccanismi psicofisiologici che contrastano fortemente gli effetti dannosi dello stress, dell'ansia, della rabbia (e di altri stati di tensione/attivazione eccessiva) sul corpo e sulla mente, aumentando la resistenza psicofisica agli stressors, spesso inevitabili.

    10 - Monitoraggio attivo inter-sessione - le strategie apprese durante il trattamento integrato di biofeedback devono essere poi estese alla vita reale, al di fuori setting protetto e controllato dello studio di biofeedback; per tale ragione abbiamo implementato un sistema di monitoraggio continuo sempre attivo che, tra una seduta (o sessione) e quella successiva, accompagna e assiste la persona nel delicato processo di estensione delle abilità apprese alla vita di tutti i giorni, tramite l'uso di strumenti (cartcei, fogli elettronici e applicazioni per smartphone/tablet/computer) opportunamente tarati sulle necessità di ogni singolo individuo.

    11 - Monitoraggio post-trattamento - terminate le sessioni di trattamento, le abilità apprese e già ben trasposte nella vita di tutti i giorni dovranno essere utilizzate anche nei mesi successivi; per tale ragione nel corso dei 6-12 mesi successivi alla fine del trattamento effettuiamo un monitoraggio a distanza volto sia a verificare i progressi attesi, sia a correggere eventuali errori d'applicazione e d'integrazione delle strategie apprese, sempre tramite l'uso di strumenti simili a quelli usati nel monitoraggio inter-sessione.

    L'applicazione dell'sEMG biofeedback incluso nel nostro protocollo integrato produce effetti clinicamente significativi nell'80-90% dei pazienti trattati (Sherman, 2012).

    A fine trattamento il paziente saprà riconoscere e correggere autonomamente l’eccessiva tensione muscolare alla base della sua cefalea tensiva, riducendo o eliminando l’intensità, la durata e la frequenza degli episodi cefalgici e l’uso/abuso dei farmaci.


    Emicrania mestruale


    Spesso nelle donne l'emicrania si presenta solo o si aggrava nel periodo delle mestruazioni (qualche giorno prima, durante o qualche giorno dopo).

    Alcuni autori ritengono che ciò sia in qualche modo legato al momento in cui ha inizio l'ovulazione (Szekely et al.,1986; Nattero et al., 1989; Lokken et al. 1997);  è probabile dunque che l'emicrania mestruale dipenda dalle variazioni ormonali che precedono e seguono l'inizio dell'ovulazione.

    Nel caso in cui l'emicrania sia presente anche al di fuori del periodo delle mestruazioni allora alle componenti su descritte si aggiunge anche quella ormonale.

    La domanda che dunquesi è posti è se il biofeedback possa essere efficacie anche in questo tipo di emicrania. Per rispondere a questa domanda sono stati condotti diversi studi dai quali è emerso che il biofeedback è efficace anche nell'emicrania mestruale in misura simile all'emicrania "classica" (Blanchard e Kim, 2005).

    Anche in questo caso presso il nostro studio applichiamo i protocolli internazionali più efficaci in base alle caratteristiche psicofisiologiche del paziente emerse durante il primo incontro di valutazione.

     


    Cronicizzazione e "Rebound Headache" o "Medication Overuse Headache"


    I farmaci analgesici (paracetamolo, FANS, oppioidi, triptani, ecc.) riducono il dolore solo temporaneamente e il loro abuso (più di 2-3 giorni a settimana) espone seriamente al rischio di aggravare la patologia, aumentando la frequenza delle emicranie.

    Quando ciò si verifica si parla di "Rebound Headache" ossia "mal di testa da rimbalzo" un concetto sovrapponibile a quello di "Medication Overuse Headache" ossia "mal di testa da abuso di farmaci" che si riferisce a una condizione determinata proprio dall'abuso dei farmaci analgesici: in parole semplici accade che il farmaco fa passare la cefalea (o ne riduce i sintomi) ma allo stesso tempo facilita l'insorgere di quella successiva (effetto di rimbalzo), con il risultato di un aumento progressivo della frequenza delle cefalee.

    Purtroppo i meccanismi alla base di questo fenomeno non sono noti per cui è difficile anche discriminare questo fenomeno dal semplice aggravarsi della patologia emicranica. E' possibile che il sovrautilizzo degli analgesici (triptani inclusi) inneschi dei meccanismi intraneuronali che producono un aumento ulteriore della sensibilizzazione delle vie del dolore nel breve-medio termine (dall'assunzione dell'ultima dose di farmaco), producendo un circolo vizioso cefalea-farmaco-cefalea difficile da spezzare ma che può essere efficacemente interrotto con l'aiuto del biofeedback.

    In questi casi può rendersi necessario l'attuazione di uno dei protocolli di "disintossicazione" oggi disponibili (con percentuali variabili di successo); tra i protocolli di disintossicazione più utilizzati vi sono quelli che fanno uso di elevate dosi di glucocorticoidi (a volte miscelati con potenti antiossidanti) per un periodo limitato di tempo (con dosi a scalare) seguito da un periodo di settimane durante le quali l'individuo deve assolutamente cessare l'assunzione di quei farmaci che ora causano il rebound headache e cominciare con l'assunzione di qualche farmaco preventivo/profilattico.

    A tal proposito in uno studio recente Rausa et al. (2016) hanno dimostrato che ben l'80% dei pazienti con Medication Overuse Headache (= Rebound Headache, sia emicranici che con cefalea tensiva) sottoposti ad un breve training di biofeedback sono riusciti a regredire dalla condizione cronica a quella episodica e a non ricadere di nuovo nel Rebound Headache; invece la maggior parte (75%) dei pazienti sottoposti soltanto al trattamento farmacologico profilattico (senza biofeedback) a distanza di 4 mesi sono ricaduti nel rebound headache. Ciò significa che, in assenza di biofeedback e con il solo farmaco profilattico, nel 75% dei casi si verifica una ricaduta. 

    E' bene sottolineare che questi trattamenti farmacologici, se non seguiti da un trattamento di Biofeedback, servono solo a ristabilire la condizione di cefalea prima che quest'ultima fosse peggiorata dal fenomeno del rebound.

    E' importante dunque prevenire l'innesco di tale condizione o affrontarla evitando l'abuso di analgesici ed attuando un adeguato protocollo di biofeedback (preferibilmente multicomponenziale), anche con l'uso contemporaneo di farmaci profilattici, con l'obiettivo di ridurre ed eliminare questi ultimi in modo progressivo.


    Costi e tempistiche



    La Brain Map è il risultato di un esame EEG quantitativo (qEEG) che viene condotto da Psicofisiologi esperti, gli stessi che prendono in carico il paziente anche per il trattamento di Neurofeedback.

    L'esame per la Brain Map dura mediamente 90 minuti e ha un costo di €600,00 o €550,00 con bonifico anticipato. Sono previsti ulteriori sconti per chi si trova in momentanea difficoltà economica. E' una prestazione sanitaria detraibile.

    Grazie all'uso delle tecnologie e dei sistemi di analisi più avanzati al mondo (USA), e grazie all'esperienza degli Psicofisiologi che conducono l'esame e i trattamenti, i risultati e la Brain Map sono disponibili entro 24 ore.

    Il trattamento di Neurofeedback di Ultima Generazione per l'emicrania richiede un numero di sedute variabile: dalle 10 alle 30 sedute circa. Ogni seduta dura 40 minuti o più e ha un costo medio di €100,00a seconda della durata (varia da individuo a individuo).

    Le sedute di trattamento di NF possono svolgersi flessibilmente con cadenza settimanale o anche infrasettimanale (es. 2 sedute a settimana o più). Lo studio è aperto anche di Sabato.

    Tutti i trattamenti sono svolti dall'equipe composta dal Dott. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini, psicofisiologi esperti in Neurofeedack e Biofeedback presso lo Studio di Neurofeedback e Biofeedback di Roma situato in zona Laurentina.


     Effetti collaterali o indesiderati?


    Il neurofeedback e il biofeedback ono metodi d'intervento sicuri, non-farmacologici, non-invasivi, indolore e privi di effetti collaterali.


      E' una cura a lungo termine?


    Studi di follow-up a lungo termine (fino a 7 anni) hanno dimostrato che, per la maggior parte dei pazienti trattati con il Biofeedback che continuano ad applicare le abilità apprese, gli effetti del trattamento rimangono invariati nel corso del tempo, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori trattamenti.

     


     Qual'è il livello di efficacia del Biofeedback?


    Il biofeedback è il metodo non farmacologico scientificamente validato più efficace nel trattamento dell'emicrania cronica ed episodica: è stato dimostrato infatti che l'applicazione corretta dei più avanzati protocolli di biofeedback produce una riduzione delle emicranie (frequenza, durata e intensità) paragonabile o superiore a quella dei farmaci (Holroyd et al. 1995; 1988).

     

     


     Contatti e indirizzi


    I trattamenti di Biofeedback e Neurofeedback sono svolti dalla équipe formata dal Dott. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini presso lo Studio di Psicologia e Biofeedback situato in Via Giovanni Guareschi 123, 00143 - Roma (EUR-Laurentina).

     


    Come raggiungerci


     

    Fermata Metro B Laurentina + Autobus 776

    Fermata Metro B Fermi + Autobus 779

    In Automobile: clicca sulla mappa. 

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  • Disturbo da deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADD e ADHD)

    Efficacia del Neurofeedback con e senza Realtà Virtuale e videogiochi


     

    Livello di efficacia del Neurofeedback per ADHD e ADD

     

    Nel 2013 la AAP (American Academy of Pediatrics), una delle più grandi organizzazioni di pediatri al mondo, ha riconosciuto al neurofeedback il massimo livello (Livello 1) di raccomandazione per il trattamento dell' ADHD e ADD.

     

    Il Neurofeedback è efficace nel 75% dei pazienti ADHD/ADD trattati e la sua efficacia è dimostrata da centinaia di studi scientifici condotti a partire dal 1976.

     

    Il neurofeedback è una prestazione sanitaria detraibile.

     

    ATTENZIONE!

    Esiste un unica metodologia di Neurofeedback scientificamente supportata che si chiama, semplicemente, Neurofeedback, senza l'aggiunta di altri aggettivi.

    Tutti i "neurofeedback" pubblicizzati con vari nomi compositi "neurofeedback x" non sono supportati scientificamente, non hanno un'efficacia dimostrata, non possono essere usati (per legge) per il trattamento di disturbi (es. ADHD, depressione, ansia, stress) e non fanno uso di dispositivi approvati per uso medico (Medical CE certified, FDA registered). Fare molta attenzione.


    NEUROFEEDBACK AVANZATO: QEEG E REALTA' VIRTUALE NEUROFEEDBACK GUIDATA


    Oggi i sistemi più avanzati di Neurofeedback hanno una solida sperimentazione di base che ne dimostra l'efficacia nel trattamento di disturbi come l'ADHD/ADD.

    Il Neurofeedback di basa sulle più recenti conoscenze e concezioni del cervello e del suo funzionamento: il cervello è una struttura estremamente plastica, capace cioè di modificarsi e riorganizzarsi in base alle attività che svolge (o non svolge). 

    Il Neurofeedback sfrutta questa plasticità per potenziare o depotenziare abilità neurocognitive come l'attenzione, la memoria, la creatività e il ragionamento, il controllo delle emozioni (ansia, depressione, rabbia), il controllo degli impulsi e del flusso dei pensieri (es. ruminazioni).

    Nel caso dell'ADHD e ADD i sistemi più avanzati di Neurofeedback sono quelli basati sul QEEG (Quantitative EEG) e sull'uso di tecnologie d'avanguardia come la realtà virtuale.

    Nel video che segue descriviamo brevemente in cosa consiste l'uso della realtà virtuale neurofeedback guidata, tenendo presente che viene usata sapientemente assieme ad altre metodiche di neurofeedback.

     

     Presso il nostro centro usiamo esclusivamente le tecniche e le tecnologie più sofisticate, all'avanguardia (e ad uso medico) oggi esistenti: n tanti anni di esperienza abbiamo anche sviluppato tecnologie proprietarie che ci consentono di potenziare ulteriormente gli effetti del trattamento e di abbatterne tempi e costi.


    Comparazione dell'efficacia del Neurofeedback e dei Farmaci


    Sino al 30% dei bambini con deficit dell'attenzione (ADD/ADHD) non mostra alcun miglioramento con il trattamento farmacologico (stimolanti); nel restante 70% dunque i farmaci sono efficaci ma spesso presentano effetti collaterali che impongono la sospensione o la non somministrazione del farmaco (ad esempio nei bambini).

    Inoltre sebbene da una parte l'uso dei farmaci determini nei bambini con ADD/ADHD un migliore andamento scolastico, una migliore concentrazione e una minore iperattività, dall'altra i bambini hanno ancora difficoltà a svolgere i compiti che vengono loro richiesti, a seguire le regole, a capire perché un certo comportamento inappropriato deve essere corretto. Questi ultimi problemi dipendono da un funzionamento cognitivo alterato che dipende in larga parte da un'ipoattività delle regioni cerebrali frontali che negli ADD/ADHD si manifesta con un ridotto metabolismo in queste regioni, una riduzione delle onde EEG veloci ed un'eccessiva attività delle onde EEG lente, tutte alterazioni che possono essere efficacemente corrette con gli adeguati protocolli di Neurofeedback mentre i farmaci hanno un effetto molto ridotto sull'attività EEG(Lubar 1992).

    Numerosi studi scientifici controllati infatti  hanno dimostrato che il neurofeedback (o EEG biofeedback) è efficace nel trattamento del Disturbo da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD).

    Ad esempio Monastra et al. (2002) hanno dimostrato un'efficacia del neurofeedback superiore al metilfenidato, un farmaco psicostimolante molto utilizzato nel trattamento farmacologico del ADHD; ancor prima Rossiter e La Vaque (1995) avevano già dimostrato che solo 20 sedute da 30 minuti di Neurofeedback avevano pari efficacia rispetto al metilfenidato; anche l'uso congiunto del Neurofeedback e del metilfenidato potenzia significativamente l'efficacia del trattamento (Gonzalez-Castro e coll. 2015); inoltre, a differenza del farmaco, che produce miglioramenti solo fin tanto che è assunto, il neurofeedback rende possibile il mantenimento nel lungo termine dei miglioramenti ottenuti (Monastra e coll. 2002), ciò che è dimostrato sino ad almeno 5 anni.

     


    Come funziona?


    Gli individui affetti da questo disturbo presentano alterazioni dell'attività elettrica cerebrale rilevata sullo scalpo con l'EEG (elettroencefalogramma). Ad esempio i bambini con ADHD mostrano una produzione di onde theta (4-8-Hz) e una produzione ridotta di onde beta (16-24 Hz) in specifiche regioni cerebrali.

    Queste anomalie si registrano in modo ancor più marcato nel corso dello svolgimento di compiti cognitivi che richiedono attenzione e concentrazione, specie se prolungata.

    Il training di neurofeedback è finalizzato a potenziare e depotenziare specifiche onde cerebrali la cui alterazione è legata agli stati di disattenzione e impulsività. E' dimostrato che questo training normalizza l'attenzione e riduce l'iperattività.

    Il presupposto teorico su cui si basa il neurofeedback è che vi sia un legame tra le alterazioni delle onde cerebrali rilevate con l'EEG, le alterazioni neurobiologiche da cui esse generano e i sintomi del disturbo: la ricerca scientifica supporta questa corrispondenza.

    Il neurofeedback è un vero e proprio allenamento (training) attraverso il quale l'individuo (bambino, adolescente o adulto), grazie al feedback generato dalla strumentazione utilizzata, nel corso delle sedute riesce a correggere l'alterazione delle onde cerebrali nella direzione di una loro normalizzazione; è stato infatti dimostrato che tale normalizzazione dell'attività cerebrale correla con il miglioramento dei sintomi tipici del disturbo: disattenzione, difficoltà di concentrazione, iperattività e impulsività


    Durata e costi del trattamento



    Il trattamento è svolto dall'equipe formata dal Dr. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini; una seduta dura circa 30 minuti. I sensori EEG sono posizionati sul cuoio capelluto in corrispondenza delle parti del cervello del paziente che devono essere esrcitate. I sensori sono collegati ad un computer potente che esegue un programma di addestramento speciale, che nelle fasi avanzate include la realtà virtuale. 

    Nella nostra esperienza i protocolli i NF altamente personalizzati e con l'uso delle tecnologie più avanzate richiedono circa 20-25 sedute. Invece i trattamenti standard non personalizzati possono richiedere 30-40 sedute. Noi adottiamo sempre i più elevati livelli di personalizzazione ottenendo, così una riduzione importante della durata del trattamento e dei costi.

    Per maggiori informazioni sui costi, i tempi e la metodologia, visita il sito che abbiamo dedicato esclusivamente al neurofeedback:

     

    NeurofeedbackRoma.it

     

     



    Alcune Ricerche


     

    Nel 2013 la AAP (American Academy of Pediatrics), una delle più grandi organizzazioni di pediatri al mondo (che oggi conta 64 mila pediatri) ha riconosciuto al neurofeedback il massimo livello (Livello 1) di raccomandazione per il trattamento dell' ADHD, basato sulla solidità ed estensione della ricerca scientifica prodotta sino ad oggi.

    Nel 2015 Gonzalez-Castro e colleghi hanno condotto una ricerca su 136 pazienti con ADHD ed hanno dimostrato che il neurofeedback abbinato al trattamento farmacologico da i risultati migliori; inoltre il neurofeedback da solo ha determinato miglioramenti nelle funzioni esecutive superiori al solo farmaco.

    Beuregard e Levesque (2006) hanno effettuato una risonanza magnetica funzionale (fMRI) sia su pazienti con ADHD prima e dopo il neurofeedback sia su pazienti (gruppo di controllo) non sottoposti a neurofeedback per vedere se il training di neurofeedback provocasse cambiamenti oggettivamente rilevabili. La risonanza magnetica funzionale ha evidenziato dei cambiamenti nei pazienti sottoposti al neurofeedback consistente nella normalizzazione dell'attività cerebrale; nei pazienti non sottoposti al neurofeedback (gruppo di controllo) la fMRI non ha evidenziato alcun cambiamento.

    Kaiser e Othmer (2000) hanno fatto uno studio con 1.089 pazienti dimostrando che il neurofeedback training del ritmo EEG sensomotorio (12-15 Hz) e beta produce significativi miglioramenti nell’attenzione e nel controllo degli impulsi e cambiamenti positivi misurati nel test delle variabili dell’ attenzione (TOVA). 

    Monastra, et al (2002) hanno lavorato con 100 bambini che assumevano Ritalin, oltre ad avere consulenza familiare e supporto accademico. Metà di essi ha ricevuto anche l'EEG biofeedback o Neurofeedback. Tutti i bambini hanno mostrato miglioramenti simili nel test TOVA e in una scala di valutazione dell’ADD. Ma solo i bambini che hanno fatto il neurofeddback sono stati in grado di mantenere  i loro miglioramenti senza Ritalin.

    Altri studi, utilizzando tecniche simili, hanno mostrato un aumento nei punteggi  d'intelligenza e nel rendimento scolastico nei casi in cui al trattamento era stato aggiunto il training delle onde theta (Lubar et al 1995).

    Un piccolo studio su 16 bambini ha comparato bambini allenati con neurofeedback con quelli in lista di attesa. I punteggi più alti sono emersi nel primo gruppo così come la riduzione dei comportamenti di disattenzione (Linden et al 1996).

    Altri due studi hanno dimostrato che il Neurofeedback è efficace quanto il Ritalin in numerose misure (Rossiter e LaVaque 1995; Fuchs et al. 2003).

    Un altro studio ha trovato che 16 su 24 pazienti che assumevano farmaci erano in grado di ridurre le dosi o interrompere del tutto il trattamento dopo l'allenamento con il Neurofeedback (Alhambra et al 1995).

    Studi controllati e randomizzati hanno dimostrato la superiorità del neurofeedback (EEG biofeedback) rispetto al training attentivo computerizzato (Gevensleben et al. 2009a) e all'EMG biofeedback (Bakhshayesh et al. 2011)

     In randomized controlled trials, it has been found to be superior in reducing the children’s inattentive, hyperactive and impulsive behavior (medium effect sizes) compared to computerized attention training (Gevensleben et al., 2009a) and EMG biofeedback (Bakhshayesh et al., 2011).


    Bibliografia (parziale)


     

    Alhambra, M.A., Fowler, T.P., & Alhambra, A.A. (1995). EEG biofeedback: A new treatment option for ADD/ADHD. Journal of Neurotherapy, 1(2), 39-43.

    Bakhshayesh,A.R.,Hänsch,S.,Wyschkon,A.,Rezai,M.J.,andEsser,G.(2011). NeurofeedbackinADHD:asingle-blindrandomizedcontrolledtrial. Eur.Child Adolesc.Psychiatry 20, 481–491.

    Carolyn Yucha and Christopher Gilbert's, 2004 "Evidence Based Practice in Biofeedback & Neurofeedback" AAPB, Wheat Ridge, CO.

    Fuchs, T., Birbaumer, N., Lutzenberger, W., Gruzelier, J.H., & Kaiser, J. (2003). Neurofeedback treatment for attention-deficit / hyperactivity disorder in children: A comparison with methyphenidate. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 28(1), 1-12.

    Kaiser, D.A., & Othmer, S. (2000). Effect of neurofeedback on variables of attention in a large multi-center trial. Journal of Neurotherapy, 4(1), 5-15.

    Gevensleben,H.,Holl,B.,Albrecht,B.,Vogel,C.,Schlamp,D.,Kratz,O.,etal. (2009a). IsneurofeedbackanefficacioustreatmentforADHD?Arandomised controlledclinicaltrial. J. ChildPsychol.Psychiatry 50, 780–789.

    González-Castro PCueli MRodríguez CGarcía TÁlvarez L. (2015).Efficacy of Neurofeedback Versus Pharmacological Support in Subjects with ADHD. Appl Psychophysiol Biofeedback.  [Epub ahead of print].

    Linden, M., Habib, T, & Radojevic, V. (1996). A controlled study of the effects of EEG biofeedback on cognition and behavior of children with attention deficit disorder and learning disabilities. Biofeedback and Self Regulation, 21(1), 35-49.

    Lubar, J.F., Swartwood, M.O., Swartwood, J.N., & O'Donnell, P.H. (1995). Evaluation of the effectiveness of EEG neurofeedback training for ADHD in a clinical setting as measured by changes in T.O.V.A. scores, behavioral ratings, and WISC-R performance. Biofeedback and Self Regulation, 20(1), 83-99.

    Monastra, V.J., Monastra, D.M., & George, S. (2002). The effects of stimulant therapy, EEG biofeedback, and parenting style on the primary symptoms of attention-deficit/hyperactivity disorder. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 27(4), 231-249.

    Rossiter, T.R., & La Vaque, T.J. (1995). A comparison of EEG biofeedback and psychostimulants in treating attention deficit/hyperactivity disorders. Journal of Neurotherapy, 1(1), 48-59.

     

     

     

     

     

     

  • Neurofeedback o EEG biofeedback


    Cervello, onde EEG e funzioni cognitive


    L’attività cerebrale produce variazioni di potenziale elettrico rilevabili sullo scalpo tramite l’EEG (elettroencefalogramma). Queste fluttuazioni elettriche si verificano con una certa frequenza ed ampiezza e sono pertanto rappresentate come onde EEG.

    Esistono diversi tipi di onda EEG, ciascuna implicata in specifici stati psicofisiologici (normali o patologici) e attività mentali, come indicato nella tabella sottostante.

    Onde EEG Freqenza (Hz) Funzioni implicate
    Gamma 38-42 Apprendimento e processi cognitivi
    High beta 20-38 Ansia, iper-allerta
    Beta 13-21 Pensiero, focalizzazione, attenzione sostenuta, iperattività

    Alpha 2

    Fast Alpha

    10-12 Attenzione rilassata

    Alpha 1

    Slow Alpha

    8-10 Meditazione, senso di calma e pace sonnolenza
    Theta 4-8 Creatività, insights, stati profondi, distraibilità, disattenzione, daydreaming, depressione, ansia
    Delta 1-4 Sonno, soluzione di problemi complessi
    SMR 12-15 Allerta mentale, attenzione, rilassamento fisico

    La misurazione di queste onde cerebrali viene effettuata appoggiando in modo innocuo e indolore sullo scalpo dei sensori in grado di rilevare le variazioni dei campi elettrici cerebrali: questi sensori sono posizionati in un modo specifico seguendo il cosiddetto Sistema Internazionale 10-20, come illustrato nella figura sottostante:

     

    Inoltre in decenni di ricerca in ambito neurologico e psicobiologico è emerso che specifiche regioni cerebrali sono maggiormente coinvolte in specifiche tipologie di elaborazioni cognitive, come riassunto nella tabella seguente (Demos 2005).

    LH sta per emisfero sinistro; RH sta per emisfero destro:

     SitesFunctionsConsiderations
    Lobo Parietale Pz, P3, P4 LH: problem solving, matematica, grammatica complessa, attenzione, associazione
    RH: consapevolezza spaziale, geometria
    Discalculia, senso dell'orientamento, disturbi dell'apprendimento
    Frontal lobes FP1, FP2, FPZ, FZ, F3, F4, F7, F8 LH: Working memory, concentration, Executive planning, positive emotions.
    RH: Episodic memory, social awareness Frontal poles: attention judgment
    LH: Depression
    RH: Anxiety, fear, executive planning, poor executive functioning
    Temporal lobes T3, T4, T5, T6 LH: Word recognition, reading, language, memory
    RH: Object recognition, music, social cues
    Facial recognition
    Anger, rage, dyslexia, long-term memory, closed head injury
    Occipital lobes OZ, O1, O2 Visual learning, reading, parietal- temporal-occipital functions Learning disorders
    Sensorimotor cortex CZ, C3, C4 LH: Attention, mental processing, RH: Calmness, emotion, Empathy Combined: Fine motor skills, manual dexterity, sensory and motor integration and processing Paralysis (stroke), seizure disorder, poor handwriting, ADHD symptoms
    Cingulate gyrus FPZ, FZ, CZ, PZ, OZ Mental flexibility, cooperation, attention, motivation, morals Obsessions, compulsions, tics, perfectionism, worry, ADHD symptoms, OCD & OCD spectrum
    Broca’s area F7, T3 Verbal expression Dyslexia, poor spelling, poor reading
    Left hemisphere All odd numbered sites Logical sequencing, detail oriented, language abilities, word retrieval, fluency, reading, math, science, problem solving, verbal memory Depression (underactivation)
    Right hemisphere All even numbered sites Episodic memory encoding, social awareness, eye contact, music, humor, empathy, spatial awareness, art, insight, intuition, non-verbal memory, seeing the whole picture Anxiety (overactivation)

    Cos'è il Neurofeedback e a cosa serve?


    Condizioni patologiche come l’ADHD, i disturbi dell'apprendimento, l’epilessia, l’ansia e la depressione sono associate a specifiche alterazioni dell’attività elettrica cerebrale (onde EEG) generate dalle alterazioni funzionali delle reti neuronali coinvolte nel processo patologico.

    Il Neurofeedback (o EEG-Biofeedback) è un allenamento (training) mediante il quale l’individuo, grazie al feedback immediato fornito dalla strumentazione utilizzata (filmati, immagini, grafici), impara a controllare/modificare la propria attività elettrica cerebrale e a correggere/normalizzare le alterazioni cerebrali e gli stati patologici ad essa associati.

    Il Neurofeedback è usato sia per trattare condizioni come i Disturbi dell’Attenzione (ADD/ADHD), l’ansia, la depressione e l’epilessia, sia per migliorare le performance cognitive come la memoria, l’attenzione e la velocità dei processi di pensiero.

    Segue una tabella delle condizioni maggiormente trattate con il Neurofeedback:

    Trattamenti di

    Neurofeedback 

    Disturbo da Stress Post Traumatico

    Emicrania

    Epilessia

    ADHD/ADD

    Depressione

    Disturbi/Potenziamento della Memoria

    Disturbi/Potenziamento dell'Attenzione

    Acufeni (tinnitus)


    E’ realmente efficace?


    Il Neurofeedback è un metodo d’intervento recente e basato sulla ricerca scientifica. La sua efficacia a lungo termine è scientificamente dimostrata.

    A tal proposito consigliamo al lettore di informarsi autonomamente sull'efficacia del Neurofeedback e del Biofeedback leggendo le ricerche (anche solo le sintesi) presenti su portali come PubMed; quest'ultimo è un motore di ricerca dedicato agli studi scientifici pubblicati in tutto il mondo e costituisce un punto di riferimento per tutto il mondo della ricerca scientifica: basta scrivere nel campo di ricerca le parole chiave (ad esempio: epilepsy neurofeedback) e in un attimo compaiono tutti gli studi in ordine cronologico.


    Quante sedute occorrono?


    Il numero di sedute necessarie per ottenere e stabilizzare i risultati desiderati sono variabili perché dipendono da numerosi fattori.

    Innanzi tutto il tipo di disturbo che si vuol trattare; poi c'è la velocità di apprendimento dell'individuo: solitamente i bambini mostrano una velocità di apprendimento maggiore rispetto agli adulti e questi ultimi maggiore rispetto agli anziani. Ma non è detto che sia necessariamente così.

    Solitamente una seduta di neurofeedback dura solo pochi minuti: per contro, seguendo un trattamento di neurofeedback che rispetti i paramentri dei protocolli internazionali più utilizzati ed efficaci, possono essere necessarie da 10 a 40 o più sedute a seconda della condizione da trattare. Ad esempio per l'epilessia il metodo si dimostra efficace con un numero di sedute che va da una decina a 40 o più.

    Il vantaggio del neurofeedback è che è in grado di trattare efficacemente patologie come l'epilessia (1/3 dei casi non risponde ai farmaci), l'autismo, l'emicrania, il Disturbo da Stress Post Traumatico, l'ADHD, la depressione in modo indolore, non-farmacologico e privo di effetti collaterali.

     

    Perchè il trattamento sia efficace occorre mantenere una frequenza minima di una seduta a settimana; i relazione alla disponibilità del paziente si può arrivare a farne 3 a settimana.

    Vista l'impossibilità di stimare, sin dall'inizio del trattamento, il numero esatto di sedute necessarie ad ottenere un effetto significativo e duraturo, per i trattamenti di neurofeedback attuiamo un trattamento economico particolare, come descritto più avanti.

     


    Come funziona?


    L'intero trattamento di Neurofeedback è svolto dall'equipe composta dal Dott. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini, Psicologi Specialisti in Neurofeedback e Biofeedback.

    Prima seduta (valutazione e anamnesi) - Prima di iniziare il trattamento si svolge sempre una seduta di valutazione che dura circa 90-120 minuti; per stabilire il protocollo più adeguato infatti è indispensabile conoscere in dettaglio la storia clinica del paziente tramite un colloquio valutativo; sempre nel corso della prima seduta si procede con il posizionamento dei sensori sullo scalpo seguendo il sistema internazionale 10-20; questi sensori vengono semplicemente appoggiati sulla superficie cutanea del cuoio capelluto con un gel conduttore che non macchia, non scolorisce i capelli e non danneggia i bulbi piliferi. I sensori sono collegati ad un dispositivo EEG collegato a sua volta ad un computer in cui gira un software di analisi molto sofisticato.

    Posizionati i sensori dunque si effettua una misurazione di base (baseline) ad occhi aperti e ad occhi chiusi, per verificare e registrare l'attività elettrica cerebrale e per individuare le anomalie elettriche cerebrali (sottese dalle anomalie funzionali cerebrali correlate al disturbo).

    In base ai sintomi rilevati nel corso della valutazione, durante la misurazione EEG si registrano anche altri parametri fisiologici non-EEG come la conduttanza cutanea (che riflette i livelli di attivazione del Sistema Nervoso Autonomo), la frequenza cardiaca e la respirazione; tale misurazione si effettua per verificare la reattività del sistema nervoso autonomo, sempre implicata nei disturbi d'ansia, nella depressione e nello stress cronico, tutte condizioni che spesso si presentano in comorbidità (insieme) alle patologie che si trattano col neurofeedback su elencate e che vanno affrontate con altrettanta precisione con protocolli di biofeedback che si possono aggiungere a quelli di neurofeedback.

    Sedute di Training - Le sedute di training sono molto più brevi della seduta di valutazione; una tipica seduta di neurofeedback dura circa 30 minuti; il training vero e proprio non più di 20 minuti. Anche in questo caso si procede col rapido montaggio dei sensori sullo scalpo (ai fini del training, per l'applicazione dei protocolli internazionali più diffusi, bastano uno o due sensori).

    Dopo il montaggio dei sensori inizia il training: l'individuo è posto di fronte ad uno schermo che, tramite immagini e suoni, lo guida verso i livelli di attività elettrica cerebrale che si vogliono raggiungere; quest'ultimo è un processo graduale che richiede attenzione; per tale ragione è importante di volta in volta tarare la durata degli esercizi, intervallandoli con delle pause. Grazie al feedback l'individuo apprende a ridurre o aumentare la potenza delle onde EEG nella direzione desiderata; si tratta di un processo di apprendimento automatico e semplice che si basa sui principi neurobiologici del condizionamento operante; questo metodo infatti funziona egregiamente anche con gli animali (con gli opportuni adattamenti strumentali/metodologici). 

     

     


    Quanto costa?


    Prima seduta di valutazione (90 minuti) - €90.00  -  Nel corso della prima seduta di valutazione si stabilisce, seppur in modo grossolano, il numero di sedute necessarie per il trattamento. 

    Sedute di training- A seconda del numero di sedute previsto, il paziente può scegliere tra le seguenti opzioni:

    A - 10 sedute - €70.00 a seduta

    B - 20 sedute€70.00 a seduta - Le ultime 2 sedute gratuite

    C - 30 sedute - €70.00a seduta - Le ultime 3 sedute gratuite

    D - 40 sedute - €70.00a seduta - Le ultime 4 sedute gratuite

    Tutti i trattamenti di Neurofeedback sono prestazioni sanitarie detraibili

    Il biofeedback è una prestazione sanitaria passata dalle principali assicurazioni


    PREPARAZIONE


    Per lo svolgimento ottimale di ogni sessione di Neurofeedback è necessario seguire le seguenti raccomandazioni:

    • Non assumere bevande stimolanti (caffè, coca cola, redbull, tè, ecc.) almeno 15 ore prima della seduta di Neurofeedback; se si è abituati ad assumere molti caffè, ridurre ad una quantità moderata per non indurre reazioni d’astinenza.
    • Evitare di fumare almeno 2 ore prima del trattamento.
    • Evitare di prendere farmaci, se possibile, almeno 2 ore prima dell’EEG.
    • Pulire bene i capelli e il cuoio capelluto la sera prima con saponi neutri. Non lavare i capelli la mattina dell’appuntamento (o poco prima); i capelli e il cuoio capelluto devono essere completamente asciutti e ben sgrassati.
    • Non usare creme o gel di alcun tipo sui capelli!
    • Dormire bene la notte prima:  possibilmente non meno di 6 ore.
    • Bere acqua in abbondanza.


     


     Bibliografia